Francesca Capitini
Biografia
Francesca Capitini è nata ad Assisi nel 1978. Si forma presso l’accademia di arte e restauro “palazzo Spinelli” a Firenze. Al termine degli studi torna a Spello presso dove continuerà la formazione artistica presso lo studio di Elvio Marchionni. Dipinge Madonne con Bambino e splendide nudità, inserite in un paesaggio dal sapore antico. La sua ricerca personale la porteranno nuovamente a Firenze, presso lo studio del maestro Romano Stefanelli( primo allievo del mastro Annigoni). La tecnica che predilige é quella dell’affresco, e su intonaco di cui è riuscita ad appropriarsi di tutti i sui segreti. Sperimenta con successo anche materiale innovativi, ne sono testimoni le sue ossidazioni su metalli, dove lavora con acidi e tecniche miste.
Sin da piccola ama disegnare, attenta in maniera particolare alle creature libere. Eseguiti gli studi accademici di arte e restauro a Firenze, poco più che ventenne torna a Spello dove apre il suo primo studio. Si avvicina così a tutti i Santi e Beati scoprendoli nei vecchi affreschi da restaurare nelle piccole chiese riportandoli all’antico splendore. Ne studia a fondo la loro vita e ben presto non avranno più segreti per lei. Le sue splendide Madonne sia con il Bambino che vedute in maniera solitaria, raggiungono una particolare bellezza tanto da attirare l’interesse della critica dell’arte. Ha dipinto una scena di sapore francescano nel cuore della storica Basilica d’Assisi (una giovane ragazza alla quale i frati francescani hanno permesso di eseguire un affresco murale di tale importanza). Da allora in poi si contano innumerevoli affreschi su parete e anche su tavola, la fama che merita la giovane artista si è centuplicata, la sua notorietà è decretata dalla critica. Ma Francesca non perde quella sua semplicità che l’ha sempre contraddistinta. Sarà la pittrice dei Santi e dei Beati, abbandonando quella parte di arte profana fatta di splendidi nudi femminili e maschili. I suoi affreschi saranno importanti, alla ricerca della massima spiritualità.
Nei dipinti giovanili non sfuggiva una velatura non priva di eros che la giovane pittrice affidava ad una gestualità animata e impulsiva, ritornante nelle zone nevralgiche altrimenti dette strutturali dell’immagine con fasci di segni che finivano per lo sconfinare l’uno nell’altro compenetrandosi in un abbraccio morbido finendo nella dimensione fisica della tavola rappresentata. L’azione assumeva una pulsazione organica, una vitalità irrefrenabile.
Il progetto di Francesca Capitini è la naturale presa di coscienza della sua vita, della sua personalità, del suo rapporto con la pittura, del suo modo di fare arte e di comunicare. Forse la grandezza di questa artista non è stata del tutto celebrata in Italia quanto in altri paesi, ma una cosa è certa, la Capitini non è grande solo per le sue doti grafiche pittoriche, i suoi affreschi e le numerose opere eseguite in molteplici chiese ne sono la più valida testimonianza.
L’atmosfera di ogni quadro ha un respiro lento composto da tessiture colorate. I soggetti risultano inseriti in un ambiente nel quale si armonizzano luci policrome, che sembrano emanazioni delle immagini protagoniste.
Viene da credere che le immagini si formino nell’attenzione del lettore e provengano dalla deriva del tempo. Il disegno è spesso essenziale, si limita ai motivi principali eppure dice tutto.
Certe opere pittoriche recano frammenti di scrittura e figure con volti, che affiorano con luce quasi cinerea su un soffio di verde o un velo d’arancione. Questi dipinti, realizzati a fresco o su intonaco, hanno luci antiche, ma pure nuove, sono quelle della verità e delle emozioni.
Dal 2021 collabora al progetto di Musealizzazione con la Memoria dell’Arte.

