Con il termine tarsia si indicano i rivestimenti pavimentali, parietali o facenti parti di mobili, in cui sono impiegati sottili lastre di pietra e marmi colorati, tagliati e incastrati fra loro, per ottenere immagini o decorazioni all’interno di una superficie compatta. Nella tarsia fra un elemento e l’altro non affiora il letto di base come accade in tutti i tipi di mosaico. La tarsia risale all’epoca sumerica e nei secoli si diffonde a partire dall’Asia Minore. In epoca romana, marmi provenienti da tutte le province dell’Impero venivano assemblati secondo schemi geometrici o ricreando splendide scene, figure animali e volti umani realizzati con perizia assoluta dai maestri dell’”opus sectile”. L’età bizantina e soprattutto il medioevo hanno spesso riutilizzato a loro volta i marmi romani: le colonne di porfido, le finiture di marmi serpentini, i rivestimenti giallo intenso di marmi numidici furono strappati ai monumenti di cui facevano parte e, tagliati in tessere di forma regolare, assemblate secondo schemi geometrici, a creare autentici tappeti di pietra. Una scuola di artefici romani, i Cosmati, si specializzò in questo tipo di lavorazione, che si può ancora ammirare, ad esempio, nel pavimento della chiesa romana di S. Maria in Cosmedin.
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