Caratteristica tipica dell’arte dal Novecento in poi, che vede un manufatto artistico comporsi di tecniche, sapienze e materiali diversi: uno dei padri del maturo Futurismo, Enrico Prampolini, affermava a proposito delle creazioni polimateriche di cui fu artefice entusiasta che “la materia contiene in sé tutto il potenziale espressivo che l’artista ricerca”. Se la consapevolezza del valore estetico del polimaterico è recente e si radica nella volontà degli artisti di applicare la propria creatività a materiali differenti, anche frutto dei nuovi processi industriali, in realtà anche manufatti antichissimi possono essere considerati a pieno titolo dei capolavori polimaterici. Non soltanto i codici miniati e arricchiti da sfarzose applicazioni di oreficeria o in avorio sul piatto di copertina erano frutto dell’incontro fra sapienze tecniche e materiali diversi, ma gli stessi polittici, le tavole dipinte e gli affreschi erano spesso arricchiti da lamine preziose punzonate, brunite e smaltate, da castoni di gemme e da applicazioni di oro in foglia, che rendevano impossibile tracciare i moderni confini fra tecniche e specializzazioni artistiche. Tanto nel campo dell’arte antica quanto in quella contemporanea, il polimaterico comporta la messa in campo non solo di specifiche chiavi di interpretazione e lettura critica, ma anche di particolari cautele per la conservazione e l’esposizione.
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